Le perle della pubblicità​

Una “maiala” per promuovere la sagra della salsiccia a Chiaramonte Gulfi (Ragusa), e se non bastasse anche un hashtag  #acarnevaleognimaialavale.
​Lo squallido manifesto prende spunto da una scena del pluripremiato film “American Beauty”​ dove l’attrice Mena Suvari da copione viene ripresa distesa su un letto di petali di rosa. L’offesa diretta all’attrice e alla donna diviene anche un’offesa a tutte le donne, dato che si rincara la dose con il vergognoso hashtag.
E non basta, la locandina reca anche il logo del Comune il quale, se avesse aderito alle Città Libere dell’UDI avrebbe mostrato una sensibilità e una cultura tali per cui ben si sarebbe guardato dal consentire una simile vergogna. Ma sappiamo, e lo abbiamo già detto, come il “creare scandalo” nell’intento del marketing, faccia parte della pubblicità, per cui che la donna venga usata per fare salsicce a loro fa gioco.
Non è solo offesa o mancanza di rispetto, è suggerire che la carne di una donna possa essere carne da macello. Forse a questi “signori” non bastano i femminicidi che avvengono e mettono altra carne a disposizione per la mattanza.
Noi pretendiamo che questo manifesto venga rimosso prontamente e siamo al fianco dell’UDI di Catania che già ha preso azione in questo senso.
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Le perle della comunicazione

Ancora u​n​’​ immagine che taglia fuori ​il​ fe​m​min​ile​ e che assume ​il maschile​ come universale neutro. ​ Un messaggio che tiene giustamente e lodevolmente conto delle differenze​ etniche avrebbe dovuto doverosamente tenere conto del genere, inserendo anche due bambine e la scritta avrebbe dovuto recare “uomini e donne che verranno”.

Le perle della pubblicità

 

DA SEMPRE INVESTIAMO SULLA TECNOLOGIA PIU’ EVOLUTA CHE ESISTA:​ L’ UOMO

Così recita il “claim” di Fineco Banca. E’ un subdolo messaggio sessista, benché astutamente nell’immagine siano rappresentati i due sessi si nomina solo l’uomo e non la specie umana. E’ il maschile ancora una volta usato come neutro onnicomprensivo quasi suggerendo però che sia il genere maschile il più evoluto. Invitiamo la banca a modificare e ripensare in una formula più corretta il messaggio.

Studentesse coprono manifesto pubblicitario sessista «Contribuisce a normalizzare la violenza sulle donne»

Fonte: Meridionews

 Hanno agito alle prime luci del mattino. Solo pochi mesi fa a innescare la stessa reazione erano stati i cartelloni di un compro oro che aveva abbinato l’immagine di un seno prosperoso allo slogan per rilanciare l’attività. La polemica si accende adesso per una donna seminuda e ammiccante che si strofina addosso un olio per motori

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«È un’azione dimostrativa contro l’uso, a scopo pubblicitario, del corpo femminile. Una pratica, questa, che rappresenta in sé violenza contro le donne e che contribuisce a normalizzarla». È questo il motivo che a spinto, questa mattina presto, alcune studentesse dell’Assemblea contro la violenza maschile sulle donne a oscurare con scritte di protesta un grande cartellone pubblicitario della Challoils. L’immagine, ritenuta sessista, mostra, allo scopo di pubblicizzare un olio per motori, una donna seminuda e con fare ammiccante intenta a strofinarsi sul corpo una bottiglietta de prodotto.

«La violenza sulle donne è il diretto prodotto di una società che per anni e ancora oggi, in nome di logiche di marketing e profitto, costruisce immaginari sessisti e schiavizzanti, che fanno del corpo delle donne mero oggetto di consumo – spiegano -. L’utilizzo di un seno o di un viso di donna per convincere l’acquirente è solo uno degli innumerevoli modi in cui il mondo del marketing abusa dell’immagine del corpo femminile per destare maggiore interesse nella propria offerta. È un fenomeno diffuso che tocca a noi in primis bloccare». Solo pochi mesi fa, c’era stato un altro episodio che aveva destato non poche polemiche, guadagnando ampio spazio nelle pagine della cronaca cittadina.

In quell’occasione, a fare parlare erano stati i cartelloni di un noto negozio di compro oro che, per rilanciare la propria catena di negozi, aveva optato per lo slogan «Valutazioni importanti» in accompagnamento a una donna dal seno prosperoso. Anche in quel caso, alcune studentesse erano intervenute armate di vernice. Un’azione, la loro, che si inserisce all’interno di un percorso di lotta e di sensibilizzazione sul tema che dura da anni all’interno di scuole e università palermitane, attraverso azioni di protesta come quella di stamattina, ma anche incontri e dibattiti. Il prossimo, ad esempio, è previsto per domani alle 16:30 all’ex facoltà di Lettere e filosofia.

Le perle della pubblicità

La “lubrificata”

 

Le perle della pubblicità

La “lubrificata”.

Da questa immagine, su fb, volutamente abbiamo omesso il nome della ditta produttrice per non farle ulteriore pubblicità, ormai il gioco è chiaro ovvero contano sulla loro scorrettezza e sullo “scandalo” che possono provocare. Riteniamo che sia su questo che i “geni del marketing” contano, perciò crediamo che sia voluta e non casuale la volgare aggressione al corpo femminile.
Un “lubrificante” per motociclette e simili in quella posizione è proprio da galera, altro che IAP. Lo diciamo con una certa tranquillità, IAP è acronimo di Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, non si vede a che cosa serva un istituto che in realtà non si autodisciplina per niente, nonostante abbia firmato, con gran battage, protocolli con l’ Anci e con il governo italiano.

Chi ha voluto questa immagine pubblicitaria è colpevole di svilimento, riduzione violenta allo stato di oggetto del corpo femminile, allusione a un mero utilizzo sessuale violento della donna e quindi, lo ribadiamo, alla violenza. C’è “il” patriarcato e ci sono i patriarchi “piccini”, in ogni senso, quelli che si accontentano di immagini che ci offendono sono le donne che si prestano a farsi fotografare e di ridicolizzare osteggiare soffocare mantenere anche il linguaggio di genere, spesso con la complicità di quelle donne che lo “trovano poco importante”.

La ditta produttrice è la GL Oil che vende “Lublan” e “Challoils”.  La cosa interessante è che si può comunicare attraverso il loro sito e quindi commentare e protestare, con larga probabilità non se lo aspettano. Inoltre sul nostro blog si può, volendo, anche denunciare allo IAP.

Le perle della pubblicità

“Se la mamma ha il mal di gola a papà tocca fare tutto” recita in questo spot una bella voce di donna, incitandola a curarsi alla svelta perché “è indispensabile”. Non sia mai che papà, per una volta, si debba dar da fare quanto lei.  Se il mal di gola lo avesse avuto anche il papà siamo sicure che la mamma avrebbe avuto cura anche di lui e non si sarebbe accucciata sul divano come la signora della pubblicità. Abbiamo già visto anche altri spot dove tutta la famiglia ha il raffreddore e il naso chiuso quindi alla “indispensabile” si raccomanda l’uso del prodotto che li allevia con un: “se loro dormono, tu dormi”, dando per scontato che l’indispensabile  sia anche invulnerabile e debba quindi stare sveglia a monitorare i nasi chiusi di tutta la famiglia.

 

Viareggio Nuda

Comunicato stampa

Apprendiamo che lo spazio prestigioso del Principino non ospita le foto delle modelle in passeggiata del progetto “Viareggio Nuda”, soprattutto grazie all’impegno delle consigliere e di quei consiglieri che hanno preso in carico le ragioni dell’UDI e di donne e Associazioni di donne del territorio. La mozione presentata dalla Consigliera Martina è passata con una buona maggioranza e oggi possiamo affermare che la nostra “resistenza” alla fine ha avuto ragione di altre “resistenze” di stampo davvero molto diverso. Anche Viareggio, città che ha meritato a suo tempo il nome di “perla del Tirreno”, indubbiamente sta soffrendo una sua crisi e di questo siamo davvero dispiaciute, ma non possiamo non vedere che le vie per tentare di risolverla avrebbero potuto e dovuto passare per altre strade, più concrete e creative, con idee forti di tutto il patrimonio storico e culturale che Viareggio può vantare.

Restiamo in attesa dei successivi sviluppi che speriamo coincidano con l’intelligenza e il buonsenso ultimamente dimostrati e chissà che la perla del Tirreno non possa dichiararsi alla fine “Città libera dalle pubblicità lesive della dignità delle donne” nel rispetto delle Raccomandazioni Europee a cui l’UDI – Unione Donne in Italia fa riferimento, della Convenzione di Istanbul entrata in vigore nel nostro Paese e del protocollo che l’ANCI ha recentemente sottoscritto con lo IAP. E’ opportuno sottolineare che noi dell’UDInon ci limitiamo al contrasto delle immagini e degli stereotipi lesivi, che purtroppo è ancora necessario, ma ogni anno con il “Premio Immagini Amiche”, che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e incoraggia la creatività socialmente responsabile, riconosciamo e premiamo le pubblicità, le scuole e i Comuni che si sono distinti come particolarmente virtuosi.

Per il Gruppo
Patrizia Branzanti, Irene Giusti  e Carla Cantatore 
7 Agosto 2014

Lettera aperta al Tirreno

Se la pubblicità ti offende … non comprare. 

Nelle dichiarazioni riportate oggi su “il Tirreno”, in un articolo a firma Gianni Parrini rileviamo un’ostinazione pretestuosa da parte del direttore artistico del comune Riccardo Tacchi e un sorprendente invito da parte dell’Assessore Dal Pino.

L’ostinazione del Signor Tacchi nel controbattere le nostre motivazioni asserendo che mandare ragazze nude in pubblico e fotografarle sarebbe “arte”, una nuova e da noi incompresa arte, che fa del corpo femminile un oggetto alla gogna. Gli chiediamo, molto semplicemente, se a lui farebbe piacere qualora a essere esposto in tal modo fosse il suo o un corpo di persona a lui cara, se la sua risposta fosse positiva egli provvederà a inserire “una foto in più” e allora potremmo concludere che crede sinceramente che sia “arte moderna” questa esposizione.

L’invito dell’assessore Dal Pino a visitare la mostra è davvero stupefacente, infatti egli dichiara di non aver visto le foto né le ragazze in posa, per cui vedrà solo a cose fatte le immagini prima della mostra allestita in un luogo pubblico il cui uso ha già concesso, a quanto pare, sulla fiducia.

Inoltre, non appartiene al nostro linguaggio né al nostro pensiero il termine “osceno” usato nel titolo, sia riferito al nudo maschile che femminile il quale, come ognuno sa bene, è da sempre stato rappresentato nell’arte, anche statuaria. Offensivo è invece usare un corpo di donna, corpi di donne “che catturano e attirano”, come richiamo turistico, specie in un luogo che nel turismo ha un nome e una storia di tutto rispetto che vale certamente più di una “nuova identità” specie se cercata in questi termini.

Quindi nessuno sterile moralismo ci muove, né spirito di censura, come abbiamo chiaramente scritto nella lettera inviata al Sindaco, dal quale desideriamo, a questo punto, ricevere una risposta congrua rispetto a quanto da noi espresso.

Corpi vivi di donne vive esposti al pubblico per pretese foto promozionali senza alcun nesso con l’immagine da promuovere diventano oggetto e quindi immagini lesive della dignità delle donne. Le modelle potrebbero essere soggette a violenze e offese, tanto che è stato previsto un servizio d’ordine.

Più che un invito, accetteremmo come risposta un passo indietro, come richiesto.

Per il Gruppo Città Libere

22 giugno 2014