Birra Zorzona

Pizza e birra.. sulla pelle delle donne

Che c’è di meglio di una bella pizza e una birra in compagnia in una sera d’estate? Magari una pizza al ristorante Il Cantiere accompagnata da una Zorzona ghiacciata del birrificio Montegioco. Cos’hanno in comune questi due prodotti a parte l’accoppiata sulla tavola? Più che allo stomaco parlano al sesso.. quello degli uomini, ça va sans dire.

In entrambe i casi, le allusioni al sesso e alla sessualità del corpo femminile si sprecano come ormai è cattivo costume ricorrente nella pubblicità. Il corpo delle donne si usa, metaforicamente e non, si mangia e si beve. Uniche escluse dal banchetto? Le donne.

L’INFORMAZIONE IN MINIGONNA

 

Cronaca Qui Torino cambia la veste grafica e la presenta con un editoriale dal titolo “La cravatta e la minigonna”.

Una grafica sessista anni ‘90 degna dell’Italietta più bieca delle televisioni berlusconiane. L’uomo in carriera, giacca e cravatta, la donna con la minigonna che mostra il suo “lato migliore”. Del resto è.. maneggevole.

Quando sbuca fuori Pierino-Alvaro Vitali?

Il posto delle donne e degli pneumatici

82347754_10221688005932024_2768813137665720320_n Ogni cosa a suo posto. Qual è quello delle donne? A calvalcioni su uno pneutmatico, ça va sans dire. Parola de Il gommista professionista.  Del resto, se la donna è mobile, perché allora non automobile?

Che dire? Nell’anno del signore 2020 d.C. c’è ancora bisogno di un pezzo di corpo femminile per vendere? Ai posteri l’ardua sentenza.

COSTRUIRE SALUTE

Calici di sessismo

COSTRUIRE SALUTE          Quanto beve una donna? Quante tette.. ehm, pardon, calici di vino sono consentiti a una signora?

A svelarci l’arcano è la campagna di sensibilizzazione dell’assessorato regionale alla Salute contro l’abuso di alcol fra le donne, comparsa due giorni fa sul sito istituzionale “Costruire Salute” e rimossa dopo appena 24 ore. Di latte, di vino o di altro.. a quanto pare le donne son sempre e solo tette.

Ammissibile e inammissibile

L’emendamento al decreto Fiscale per abbassare l’IVA sui “prodotti sanitari e igienici femminili” al 10% (detto Tampon Tax) proposto con prima firma Laura Boldrini e sottoscritto da altre deputate in modo trasversale e respinto in prima istanza è stato dichiarato ammissibile dalla commissione Finanze.

Inammissibile era infatti, paradossalmente, tassare il materiale igienico per le donne come un bene di lusso.

E’ stato ed è fino a oggi considerato tranquillamente ammissibile assistere ai tentativi  spettacolarizzanti di una nota azienda di prodotti igienici femminili che “costruisce” ad hoc una pubblicità che ci vede inermi e passive, sotto la doccia, a lasciar scorrere un rivolo di sangue tra le gambe come se corrispondesse alla realtà.

Certamente non rimpiangiamo i messaggi pubblicitari che ci vogliono  capaci di “riempire” i loro prodotti con sangue blu (del resto è un nobile lusso, no?) anche mentre ci lanciamo in mirabolanti imprese imbracate a testa in giù, ma non abbiamo neanche bisogno di qualcuno che monetizzi su di noi con una metaforica pacca sulla spalla mostrando ciò che è nostro e intimo, come del resto altre funzioni corporali che nessuna (e nessuno) si sognerebbe di rappresentare con tanta nonchalance.

Svelare che non c’è niente di sporco, impuro, insano o patologico nel ciclo mestruale, nulla di cui doversi vergognare, niente da dover nascondere, da evitare di mostrare nasce da una buona intenzione che però trascura come ci sia una certa sacralità da celebrare e un’intimità da rispettare. Nessuna di noi si sogna di indossare mutandine con fiori rossi ricamati o giustapposti sulla zona interessata, dalla censura a fenomeni da baraccone ce ne corre.

Non ci interessano tentativi sfrontati di cooptazione, vogliamo equità. I confini del nostro corpo li decidiamo noi.

                                                                                      Valentina Muià

Quando le revisioni toccano alle donne..

photo_2019-07-10_19-22-40Di che tipo di revisioni si occupa il Centro Revisioni EUR Frattini?
Di certo non vende maschere subacquee, di certo non è un centro ginecologico, di certo non pratica monitoraggio dell’ambiente marino.
Si evince che usare un corpo di donna, in questo caso una certa parte, dovrebbe far pensare a un carburatore o altre parti elettriche o meccaniche di un’automobile, sempre qualcosa su cui ci si siede, su cui si monta, di cui si approfitta ma, mi raccomando, dopo accurata revisione e in assoluta sicurezza.
Ma non volete proprio imparare, vero?
Noi donne di sicuro non ci serviremo di voi, semplicemente perché ci offendete. Siete poi così sicuri che anche qualche uomo non sia stufo di essere preso per il naso? Siete così sicuri che le persone che vogliono fare una revisione non preferiscano qualcuno che seriamente propagandi la qualità e la garanzia del lavoro ben fatto? Imparate prima di tutto la correttezza, non è poi così difficile.
zanzariera

Lettera aperta al sindaco di Milano

Al Sindaco di Milano Dr. Giuseppe Sala

Signor Sindaco, noi donne siamo davvero stanche di essere usate e di vedere il nostro corpo usato e maltrattato, seppure in nome di una pretesa arte.

L’ oggetto che, in nome della pubblicità per il “Salone del Mobile” mostra un corpo femminile mutilato e trafitto è di una violenza neanche tanto sottintesa che ci offende e ci addolora. Lei sostiene che l’opera (di 50 anni fa) sia emblematica contro la violenza sulle donne, arrampicandosi un po’ sugli specchi, noi crediamo che se lo stesso artista avesse fatto OGGI una scultura dedicata non avrebbe certamente fatto questa.

Noi non mettiamo in discussione l’artista che comunque ci mette la faccia su quello che fa, mettiamo in discussione e rifiutiamo in toto che per pubblicizzare il Salone del Mobile occorra l’uso e l’abuso del corpo femminile. Non siamo le sole a sentirci fortemente disturbate, come Lei saprà.

Le ricordiamo che Milano fa parte delle città virtuose che da molti anni (insieme a più di cento città italiane) ha aderito alla nostra campagna Città Libere.
Lei è una persona seria e intelligente, per favore, non faccia finta di non capire, tolga subito quella bruttura da piazza del Duomo e tutte noi donne le saremo grate.

Cordiali saluti
UDI Gruppo Città Libere
(dalla pubblicità offensiva della dignità femminile)