Le mestruazioni e i pregiudizi, ruggiti urbani e Mary Poppins

Abbiamo sopportato anche troppo a lungo la pubblicità di un antidolorifico della Sanofi, il Buscofen che impazza impunemente su varie reti televisive. Lo spot incomincia subito molto male, presenta una giovane donna che ruggisce come una belva contro un giovanotto (il fidanzato?) che fugge mentre lei  gli lancia dietro indumenti vari e mentre arriva una stupefatta amica che le domanda “Te ne sei liberata?”. Attenzione, questa frase che potrebbe essere usata al massimo per un oggetto di troppo di cui doversi disfare, serve a corroborare l’idea che la ragazza sia una persona irrazionale. A questa domanda lei risponde che ha le mestruazioni … e il cerchio si chiude.

Il “modello” Buscofen di “donna con le mestruazioni” è quello stereotipato a sostegno del vecchio pregiudizio sulle pretese turbe psicomotorie collegate al periodo mestruale. Tanto che in passato era questo il pregiudizio che veniva usato per tentare di negare alle donne il loro posto nella politica e nella cosa pubblica con la  scusa di una temporanea “inattendibilità mensile”.
Chi scrive, come molte altre donne, ma non “tutte le donne” ha sofferto di forti dolori mestruali che non hanno mai interferito nello svolgimento del proprio lavoro e delle proprie attività né ha mai lanciato oggetti e indumenti contro fidanzati e amici. Perfino le donne stesse in passato sono state influenzate da questo pregiudizio fino a credersi davvero diminuite nelle loro capacità e prestazioni intellettuali durante il ciclo. Non possiamo tornare indietro e non dobbiamo.
L’amica Mary Buscofen-Poppins-Teneseiliberata con la sua prodigiosa/provvidenziale borsetta dovrà fare la piazzista in qualche altro modo, anche perché i farmaci utili sono tanti e quello da lei proposto non è altro che un antidolorifico (quindi utile a donne e uomini)  come altri.
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La donna è auto.. mobile

La pubblicità è l’anima del commercio. E a quanto pare niente si può vendere senza un nudo di donna in bella vista. Seni, culi e cm di pelle nella migliore delle ipotesi con un vedo-non-vedo ma possibilmente con una bella allusione, linguistica o prossemica, al sesso e il gioco è fatto. Dalle mozzarelle alle auto, tutto si vende.

Stavolta è il turno dei ricambi auto. Stavolta è il turno di RICAUTO MATERA che oltre a ”rivestire” le auto si premura nelle sue affissioni di farlo anche con i seni di una donna nuda. Del resto,  un vecchio adagio accomunava “donne e motori” ma tanto ci sarebbe da dire anche su “pubblicitari, scarsa fantasia e tanto sessismo..”.

Un peso morto da trasportare sulle spalle. Chi, se non la moglie?

     Le donne, meglio se le mogli, come recita il titolo originale, “wife carrying” della pericolosamente stupida “gara” sessista che si svolgerà a Caregine, in Garfagnana con titolo più esplicito: “Corsa con la moglie in spalla”. Il “peso” da trasportare sarebbero quelle che rappresentano ancora il welfare di questo paese, quelle che prestano il lavoro di cura gratuito anche per il signore che se le carica sulle spalle.

Ma, sia chiaro, che il peso non superi i 50 chili, la taglia 46 non si considera neppure che esista tra gli stereotipi assegnati alle mogli, quindi il prode destriero improvvisato verrà penalizzato con una zavorra compensativa del troppo leggero “quarto di manza” da scarrozzare virilmente.

 

Il Comune, incredibile ma vero, sponsorizza l’evento e il sindaco, svergognato dalla signora Claudia Pardini, che applaudiamo, e che scrive:

Nel fine settimana, andando in giro per la Garfagnana con il mio compagno ed amici, sono arrivata a Careggine e qui mi è capitato tra le mani un volantino che mi ha lasciata allibita. Pubblicizzava un’iniziativa organizzata il 17 giugno niente meno che dal Comune e intitolata ’La corsa con la moglie in spalla’. In che consiste questo ’gioco’? Un uomo, un maschio virile, corre lungo il centro del paese portando una donna in spalla, come se fosse un sacco di patate o un pezzo di carne. Non a caso, la femmina deve, com’è specificato, pesare almeno 50 chili, se pesa meno l’uomo verrà caricato con dei pesi per la differenza”. “E per ribadire che la donna altro non è che un peso morto – aggiunge -, nel retro del volantino viene suggerito, con un doppio senso da bar, ’come prenderla per il verso giusto’. Alcune figure illustrano alcune prese e tra queste, la più significativa è sicuramente quella in cui la donna è tenuta sulle spalle a testa in giù, a penzoloni. Ma non è finita qui. Poco più sotto sì specifica che ’l’organizzazione declina ogni responsabilità per i danni derivanti dalla reazione della donna’. Che umorismo. Che ridere. Anni e anni di lotte del movimento delle donne, pare che qui non siano mai arrivate. Se questa è l’idea che un’amministrazione comunale ha e vuole dare delle donne e del loro corpo, siamo messi male, ma male davvero”.

sostiene la bontà e la legittimità dell’originale iniziativa. Oltre ad applaudire e sottoscrivere le parole di Claudia Pardini, ritorniamo allo svergognato sindaco che difende questa penosa esibizione, il cui preteso gradimento ci rattrista almeno quanto l’idea che, ancora una volta, ci troviamo di fronte un’amministrazione che utilizza il corpo della donna come via breve per pubblicizzare il territorio invece di valorizzarne le bellezze artistiche, naturali e architettoniche o i prodotti locali con iniziative consone. Ci si inventa questa gogna per le donne facendola passare come una goliardata per richiamare e “divertire” i turisti. Tutto è lecito per attirare “gente in paese”. Questa “corsa” non è neppure nelle tradizione locali, ma nasce incredibilmente in paesi dell’Europa del nord, che siamo avvezze a considerare – e per altri versi è vero – women-friendly.

Le autorità comunali non riescono neppure a pensare che fra i visitatori e le visitatrici ci possano essere anche persone attente e intelligenti. Non possiamo neanche giustificare chi organizza questa gogna e chi vi partecipa col il debole motivo che tutto si svolge in un paesino della Garfagnana lontano da centri più grandi e presumibilmente evoluti. Faremmo torto a quella popolazione di “pensanti” che certamente e faticosamente coesiste con il sindaco e il suo entourage. Parità e autodeterminazione non possono essere ignote a tutte e tutti.

Questo sindaco pasticcione ​(e in malafede) dovrebbe scusarsi con le donne e cancellare per sempre dalla sua agenda questa corsa. Il fatto che l’usanza provenga da paesi altri, generalmente considerati women friendly, non cambia una virgola, anzi sta a dimostrare che questi signori fanno parte di quella fetta di “popolo” tout-court esterofilo e pronto ad appropriarsi del peggio ignorando sempre il meglio.

Terribile tanto quanto la violenza patriarcale camuffata da goliardata che alcune donne si prestino alla squallida pagliacciata in modo evidentemente acritico. Non c’è neanche la scusante (se tale può essere) dell’ingordigia per un premio in palio, una bottiglia d’acqua al giorno gliela potremmo regalare anche noi, alla prima coppia che rinunci a trattare ed essere trattata come un sacco di patate, con opzioni e posizioni a scelta (illustrate). E come se non bastasse, il bando della gara esposto in strada, tutti invitati a partecipare magari brindando copiosamente … e la violenza diventa uno show di attualità.

Il signor sindaco di Careggine, Mario Puppa, sappia che ha fatto i conti senza l’oste, in questo caso le donne di Lucca e le donne dell’ UDI.

L’aborto non è femminicidio

L’aborto non è femminicidio, neanche in caso il feto fosse di sesso femminile, il femminicidio, è bene che lo sappiate, è un dramma, una piaga terribile che è sempre esercizio e manifestazione di violenza proprietaria sul corpo di una donna.

La stessa violenza che voi nella vostra ignoranza tentate di esercitare sul corpo e sulla vita delle donne costrette a vedere quel vergognoso manifesto di cui dovreste soltanto vergognarvi. Sostenete assurde teorie che vanno contro la scienza, l’umanità e perfino contro il buonsenso. Come donne vi rispondiamo che esiste una legge, la 194, su cui vegliamo anche perché, nonostante le stupidaggini che andate diffondendo, ha drasticamente ridotto il numero delle interruzioni di gravidanza, e che esiste l’Art. 656 del codice penale che vieta “la pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico.”

Il vilipendio e la violenza che tentate di esercitare su di noi e sui nostri corpi ci costringe a pretendere che l’osceno manifesto che reca l’hashtag #stopaborto venga immediatamente rimosso e vi avvisiamo che ci state trascinando a procedere, nei vostri confronti, ad una azione legale contro le vostre menzogne e i vostri insulti.

Le perle della pubblicità — Polli da pulire

Nessuna donna farebbe una cosa simile (e neanche un uomo credo). Inutile rimarcare che l’igienizzatrice di casa “deve” essere lei, donnamamma mammadonna. Una persona con il minimo sindacale di cervello con il pollo prepara il pranzo o la cena, e sottolineo, CHI CE L’HA, del pollo da cucinare.

Di sicuro comunque non lo spatascia ovunque ci sia da pulire qualcosa, signor Napisan, mi inquieta pensare a quanto ne ho usato del suo prodotto, a suo tempo, per il bucato dei bambini. Tolga di mezzo quella porcheria, e di corsa.


Le perle della pubblicità

  Che per vendere abiti si debbano mostrare corpi vestiti da soli tatuaggi è tutta da dimostrare. Che per vendere qualsiasi cosa si debbano mostrare corpi di donne umiliate a vario titolo è tutta da dimostrare.

  Che una pubblicità rimossa a Napoli per la sua ferina aggressività nei confronti delle donne possa ricomparire subito a Milano è completamente inspiegabile a meno che questo non rappresenti il solito squallido “trucchetto di marketing” per far parlare di sé (sia come marchio sia come autore di pubblicità).

 Siamo davvero stanche dopo tanti anni e tanto lavoro di dover ancora presidiare, spesso nell’indifferenza dei soggetti sunnominati, e denunciare allo IAP, spesso nella loro rigida applicazione di pretese “regole”, questi svilimenti dell’immagine delle donne e, in casi come questo, veri e propri incitamenti alla violenza di genere. Qui, in questo caso, si cerca di far apparire perfino un gradimento masochistico del soggetto femminile.

Ancora una volta, pollice verso.

Le perle della pubblicità​

Una “maiala” per promuovere la sagra della salsiccia a Chiaramonte Gulfi (Ragusa), e se non bastasse anche un hashtag  #acarnevaleognimaialavale.
​Lo squallido manifesto prende spunto da una scena del pluripremiato film “American Beauty”​ dove l’attrice Mena Suvari da copione viene ripresa distesa su un letto di petali di rosa. L’offesa diretta all’attrice e alla donna diviene anche un’offesa a tutte le donne, dato che si rincara la dose con il vergognoso hashtag.
E non basta, la locandina reca anche il logo del Comune il quale, se avesse aderito alle Città Libere dell’UDI avrebbe mostrato una sensibilità e una cultura tali per cui ben si sarebbe guardato dal consentire una simile vergogna. Ma sappiamo, e lo abbiamo già detto, come il “creare scandalo” nell’intento del marketing, faccia parte della pubblicità, per cui che la donna venga usata per fare salsicce a loro fa gioco.
Non è solo offesa o mancanza di rispetto, è suggerire che la carne di una donna possa essere carne da macello. Forse a questi “signori” non bastano i femminicidi che avvengono e mettono altra carne a disposizione per la mattanza.
Noi pretendiamo che questo manifesto venga rimosso prontamente e siamo al fianco dell’UDI di Catania che già ha preso azione in questo senso.

Le perle della comunicazione

Ancora u​n​’​ immagine che taglia fuori ​il​ fe​m​min​ile​ e che assume ​il maschile​ come universale neutro. ​ Un messaggio che tiene giustamente e lodevolmente conto delle differenze​ etniche avrebbe dovuto doverosamente tenere conto del genere, inserendo anche due bambine e la scritta avrebbe dovuto recare “uomini e donne che verranno”.

Le perle della pubblicità

 

DA SEMPRE INVESTIAMO SULLA TECNOLOGIA PIU’ EVOLUTA CHE ESISTA:​ L’ UOMO

Così recita il “claim” di Fineco Banca. E’ un subdolo messaggio sessista, benché astutamente nell’immagine siano rappresentati i due sessi si nomina solo l’uomo e non la specie umana. E’ il maschile ancora una volta usato come neutro onnicomprensivo quasi suggerendo però che sia il genere maschile il più evoluto. Invitiamo la banca a modificare e ripensare in una formula più corretta il messaggio.