L’aborto non è femminicidio

L’aborto non è femminicidio, neanche in caso il feto fosse di sesso femminile, il femminicidio, è bene che lo sappiate, è un dramma, una piaga terribile che è sempre esercizio e manifestazione di violenza proprietaria sul corpo di una donna.

La stessa violenza che voi nella vostra ignoranza tentate di esercitare sul corpo e sulla vita delle donne costrette a vedere quel vergognoso manifesto di cui dovreste soltanto vergognarvi. Sostenete assurde teorie che vanno contro la scienza, l’umanità e perfino contro il buonsenso. Come donne vi rispondiamo che esiste una legge, la 194, su cui vegliamo anche perché, nonostante le stupidaggini che andate diffondendo, ha drasticamente ridotto il numero delle interruzioni di gravidanza, e che esiste l’Art. 656 del codice penale che vieta “la pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico.”

Il vilipendio e la violenza che tentate di esercitare su di noi e sui nostri corpi ci costringe a pretendere che l’osceno manifesto che reca l’hashtag #stopaborto venga immediatamente rimosso e vi avvisiamo che ci state trascinando a procedere, nei vostri confronti, ad una azione legale contro le vostre menzogne e i vostri insulti.

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Le perle delle pubblicità — L’amaro desnudo

Per pubblicizzare un amaro cosa serve? Come arrivare al pubblico e catturarne l’attenzione perché ricordi il prodotto? Ma è ovvio.. che domande?! Tette, culi e donne svestite. Mettici pure qualche slogan allusivo sull’eros e il sesso e.. prosit!

Le perle della pubblicità — Polli da pulire

Nessuna donna farebbe una cosa simile (e neanche un uomo credo). Inutile rimarcare che l’igienizzatrice di casa “deve” essere lei, donnamamma mammadonna. Una persona con il minimo sindacale di cervello con il pollo prepara il pranzo o la cena, e sottolineo, CHI CE L’HA, del pollo da cucinare.

Di sicuro comunque non lo spatascia ovunque ci sia da pulire qualcosa, signor Napisan, mi inquieta pensare a quanto ne ho usato del suo prodotto, a suo tempo, per il bucato dei bambini. Tolga di mezzo quella porcheria, e di corsa.


Le perle della pubblicità

  Che per vendere abiti si debbano mostrare corpi vestiti da soli tatuaggi è tutta da dimostrare. Che per vendere qualsiasi cosa si debbano mostrare corpi di donne umiliate a vario titolo è tutta da dimostrare.

  Che una pubblicità rimossa a Napoli per la sua ferina aggressività nei confronti delle donne possa ricomparire subito a Milano è completamente inspiegabile a meno che questo non rappresenti il solito squallido “trucchetto di marketing” per far parlare di sé (sia come marchio sia come autore di pubblicità).

 Siamo davvero stanche dopo tanti anni e tanto lavoro di dover ancora presidiare, spesso nell’indifferenza dei soggetti sunnominati, e denunciare allo IAP, spesso nella loro rigida applicazione di pretese “regole”, questi svilimenti dell’immagine delle donne e, in casi come questo, veri e propri incitamenti alla violenza di genere. Qui, in questo caso, si cerca di far apparire perfino un gradimento masochistico del soggetto femminile.

Ancora una volta, pollice verso.

Le perle della pubblicità​

Una “maiala” per promuovere la sagra della salsiccia a Chiaramonte Gulfi (Ragusa), e se non bastasse anche un hashtag  #acarnevaleognimaialavale.
​Lo squallido manifesto prende spunto da una scena del pluripremiato film “American Beauty”​ dove l’attrice Mena Suvari da copione viene ripresa distesa su un letto di petali di rosa. L’offesa diretta all’attrice e alla donna diviene anche un’offesa a tutte le donne, dato che si rincara la dose con il vergognoso hashtag.
E non basta, la locandina reca anche il logo del Comune il quale, se avesse aderito alle Città Libere dell’UDI avrebbe mostrato una sensibilità e una cultura tali per cui ben si sarebbe guardato dal consentire una simile vergogna. Ma sappiamo, e lo abbiamo già detto, come il “creare scandalo” nell’intento del marketing, faccia parte della pubblicità, per cui che la donna venga usata per fare salsicce a loro fa gioco.
Non è solo offesa o mancanza di rispetto, è suggerire che la carne di una donna possa essere carne da macello. Forse a questi “signori” non bastano i femminicidi che avvengono e mettono altra carne a disposizione per la mattanza.
Noi pretendiamo che questo manifesto venga rimosso prontamente e siamo al fianco dell’UDI di Catania che già ha preso azione in questo senso.

Le perle della comunicazione

Ancora u​n​’​ immagine che taglia fuori ​il​ fe​m​min​ile​ e che assume ​il maschile​ come universale neutro. ​ Un messaggio che tiene giustamente e lodevolmente conto delle differenze​ etniche avrebbe dovuto doverosamente tenere conto del genere, inserendo anche due bambine e la scritta avrebbe dovuto recare “uomini e donne che verranno”.

Le perle della pubblicità

 

DA SEMPRE INVESTIAMO SULLA TECNOLOGIA PIU’ EVOLUTA CHE ESISTA:​ L’ UOMO

Così recita il “claim” di Fineco Banca. E’ un subdolo messaggio sessista, benché astutamente nell’immagine siano rappresentati i due sessi si nomina solo l’uomo e non la specie umana. E’ il maschile ancora una volta usato come neutro onnicomprensivo quasi suggerendo però che sia il genere maschile il più evoluto. Invitiamo la banca a modificare e ripensare in una formula più corretta il messaggio.

Studentesse coprono manifesto pubblicitario sessista «Contribuisce a normalizzare la violenza sulle donne»

Fonte: Meridionews

 Hanno agito alle prime luci del mattino. Solo pochi mesi fa a innescare la stessa reazione erano stati i cartelloni di un compro oro che aveva abbinato l’immagine di un seno prosperoso allo slogan per rilanciare l’attività. La polemica si accende adesso per una donna seminuda e ammiccante che si strofina addosso un olio per motori

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«È un’azione dimostrativa contro l’uso, a scopo pubblicitario, del corpo femminile. Una pratica, questa, che rappresenta in sé violenza contro le donne e che contribuisce a normalizzarla». È questo il motivo che a spinto, questa mattina presto, alcune studentesse dell’Assemblea contro la violenza maschile sulle donne a oscurare con scritte di protesta un grande cartellone pubblicitario della Challoils. L’immagine, ritenuta sessista, mostra, allo scopo di pubblicizzare un olio per motori, una donna seminuda e con fare ammiccante intenta a strofinarsi sul corpo una bottiglietta de prodotto.

«La violenza sulle donne è il diretto prodotto di una società che per anni e ancora oggi, in nome di logiche di marketing e profitto, costruisce immaginari sessisti e schiavizzanti, che fanno del corpo delle donne mero oggetto di consumo – spiegano -. L’utilizzo di un seno o di un viso di donna per convincere l’acquirente è solo uno degli innumerevoli modi in cui il mondo del marketing abusa dell’immagine del corpo femminile per destare maggiore interesse nella propria offerta. È un fenomeno diffuso che tocca a noi in primis bloccare». Solo pochi mesi fa, c’era stato un altro episodio che aveva destato non poche polemiche, guadagnando ampio spazio nelle pagine della cronaca cittadina.

In quell’occasione, a fare parlare erano stati i cartelloni di un noto negozio di compro oro che, per rilanciare la propria catena di negozi, aveva optato per lo slogan «Valutazioni importanti» in accompagnamento a una donna dal seno prosperoso. Anche in quel caso, alcune studentesse erano intervenute armate di vernice. Un’azione, la loro, che si inserisce all’interno di un percorso di lotta e di sensibilizzazione sul tema che dura da anni all’interno di scuole e università palermitane, attraverso azioni di protesta come quella di stamattina, ma anche incontri e dibattiti. Il prossimo, ad esempio, è previsto per domani alle 16:30 all’ex facoltà di Lettere e filosofia.

Le perle della pubblicità

La “lubrificata”

 

Le perle della pubblicità

La “lubrificata”.

Da questa immagine, su fb, volutamente abbiamo omesso il nome della ditta produttrice per non farle ulteriore pubblicità, ormai il gioco è chiaro ovvero contano sulla loro scorrettezza e sullo “scandalo” che possono provocare. Riteniamo che sia su questo che i “geni del marketing” contano, perciò crediamo che sia voluta e non casuale la volgare aggressione al corpo femminile.
Un “lubrificante” per motociclette e simili in quella posizione è proprio da galera, altro che IAP. Lo diciamo con una certa tranquillità, IAP è acronimo di Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, non si vede a che cosa serva un istituto che in realtà non si autodisciplina per niente, nonostante abbia firmato, con gran battage, protocolli con l’ Anci e con il governo italiano.

Chi ha voluto questa immagine pubblicitaria è colpevole di svilimento, riduzione violenta allo stato di oggetto del corpo femminile, allusione a un mero utilizzo sessuale violento della donna e quindi, lo ribadiamo, alla violenza. C’è “il” patriarcato e ci sono i patriarchi “piccini”, in ogni senso, quelli che si accontentano di immagini che ci offendono sono le donne che si prestano a farsi fotografare e di ridicolizzare osteggiare soffocare mantenere anche il linguaggio di genere, spesso con la complicità di quelle donne che lo “trovano poco importante”.

La ditta produttrice è la GL Oil che vende “Lublan” e “Challoils”.  La cosa interessante è che si può comunicare attraverso il loro sito e quindi commentare e protestare, con larga probabilità non se lo aspettano. Inoltre sul nostro blog si può, volendo, anche denunciare allo IAP.